Quattro osservazioni dal passato.
Volgendo al termine dell’anno, possiamo affermare con ragionevole certezza che il 2024 sia stato l’anno elettorale più grande della Storia. Le elezioni si sono tenute in ben sessantaquattro nazioni diverse, tra cui varie proprio ora al centro di complesse dinamiche internazionali e di crisi sociale: India, Russia, Messico, Venezuela, Iran, Francia, Regno Unito sono gli esempi più importanti. Tuttavia, l’elezione più attesa, quella del presidente degli Stati Uniti d’America, deve ancora arrivare. Da ormai svariati decenni appuntamento più atteso nel calendario della politica internazionale, le elezioni americane sono ancora capaci di tenere il mondo con il fiato sospeso. La definizione dell’agenda di governo americano è sufficiente a stabilire nuovi equilibri nello scacchiere globale e richiede a tutti – alleati, concorrenti o nemici che siano – di adattarsi ai nuovi desiderata dell’amministrazione americana.
Una scelta tanto importante richiederebbe la massima consapevolezza da parte dell’elettorato a stelle e strisce. Si può discutere sul fatto che le scelte della popolazione americana siano state più o meno azzeccate nel corso della Guerra Fredda e della successiva globalizzazione, ma è evidente a tutti che negli ultimi anni l’offerta politica sia andata peggiorando. L’inquinamento del dibattito, la polarizzazione e la riduzione del confronto ad uno scontro di personalità hanno solo trasformato la politica americana in tifo da stadio. I motivi sono molteplici e tante sono le chiavi di lettura adottabili per interpretare il fenomeno. In una prospettiva teorica, è possibile guardare al pensiero di quattro diversi autori: ognuno di essi si è interessato a differenti aspetti della socialità, ma collegabili attraverso una luce più moderna.
La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni: Benjamin Constant
Benjamin Constant, autore e politico franco-elvetico, nel 1819 volle sottolineare la diversa concezione della libertà degli “antichi” e dei “moderni”. Nel suo discorso, poi trascritto, si afferma una sostanziale differenza nel modo in cui le popolazioni antiche percepivano il vivere in società: la libertà per gli abitanti di Roma e della Grecia antica corrisponde alla possibilità di partecipare attivamente alla vita politica della comunità. Però, tale modello sacrifica l’indipendenza del cittadino dal costume della società in cui vive: per godere del diritto alla partecipazione, esso deve essere percepito come un esempio perfettamente attinente al modello sociale. In questo senso, la vita dell’individuo è totalmente sottomessa agli usi comuni, andando a regolamentare gli aspetti più intimi di quella che oggi è considerata la vita privata, spesso tradotto in una sequela di leggi morali. L’obiettivo di tale equilibrio è la costruzione di un’autorità sociale collettivamente condivisa.
Al contrario, la libertà dei moderni corrisponde all’affrancamento dell’individuo dall’autorità sociale: ciò che il cittadino moderno richiede è la capacità di avere riconosciuta una sfera del tutto personale, garantita dal diritto ed inviolabile persino dallo Stato. Ciononostante, il godimento dei diritti individuali non si discosta dai diritti politici: più che una contrapposizione, la libertà dei moderni corrisponde ad un’evoluzione della libertà degli antichi. Difatti, viene a generarsi un pericolo alquanto subdolo: se gli individui smettono di interessarsi alla vita politica, è più facile per gli amministratori del potere decidere sia sulla sfera privata che su quella pubblica del cittadino. Quindi, alla partecipazione non si sostituisce l’indipendenza privata, ma vi si affianca.
«Dio è morto»: Friedrich Nietzsche
L’idea della morte di Dio è forse uno dei concetti più conosciuti e meno compresi di tutta la storia della filosofia. Eppure, esso nasconde una verità che diventa sempre più evidente, un sintomo che a distanza di più di un secolo, diviene vera e propria malattia. La morte di Dio non sta ad indicare la fine del cristianesimo o dei suoi valori: questi ultimi sono solo una parte del problema generale, che è la perdita di ogni valore assoluto. Tra i valori assoluti in caduta libera figura anche la fede, ma non è l’unica. La perdita di valori corrisponde ad una perdita di punti di riferimento, che porta l’uomo comune a non saper trovare una strada netta da seguire. L’uomo diventa manipolabile, incapace di una volontà ferma e propria. La risposta alla perdita di valori può essere duplice, ma escludente. Da un lato, creare una propria legge morale, un proprio codice che metta l’uomo nella condizione di avere dei punti di riferimento propri, nuovi, mutevoli ma stabili. La seconda strada, invece, è il recupero di quegli stessi valori perduti, trovandosi a vivere, tuttavia, in un mondo nuovo e diverso, in cui vecchi e nuovi punti di riferimento non coincidono.
Al di là dell’aspetto puramente teoretico, è facile riscontrare il parallelismo tra attaccamento a vecchi valori consunti e adesione cieca a convinzioni ideologiche. Qui si trova il punto di congiunzione tra le riflessioni di Nietzsche e Constant da un lato e la politica statunitense dall’altro lato: dal lato repubblicano troviamo costanti richiami ad un’America cristiana e pura, un’America in cui la creazione di un codice morale unico e condiviso va a sostituire la libertà all’autodeterminazione dell’individuo.
Il riconoscimento dei diritti delle minoranze e la diffusione di particolarismi a opera dei democratici in questi anni avrebbe richiesto un mutamento strutturale della società: tali mutamenti, in effetti, sono in parte avvenuti, ma il più delle volte in senso esclusivamente distruttivo, senza affiancare una pars costruens. Il vuoto generato da questa mancanza irrompe nella politica come una volontà reazionaria, che chiede il ritorno ad un passato percepito come migliore e sicuro, a costo della libertà individuale fino ad oggi conquistata. La parte che chiede la (ri)costruzione di un mondo ormai passato trova nell’Agenda 2025 e nella candidatura di Trump il coronamento di tale progetto, trovando quindi una coincidenza tra rappresentanza, partecipazione e costruzione di un codice morale unico.
Psicologia delle folle: Gustave Le Bon
La forza reazionaria di cui gode certa parte della politica americana deriva non solo dall’attaccamento ideologico a valori condivisi e ritenuti moralmente superiori, ma anche dall’adesione che la “massa” dimostra al progetto. Tale aderenza è allo stesso tempo causa ed effetto di un altro elemento: la perdita dell’individualità. Benché si possa argomentare che la perdita del senso di individualità sia una cosa positiva o negativa (a seconda di orientamenti del tutto personali), c’è una cosa che Gustave Le Bon (sociologo francese vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900) afferma e che difficilmente può essere obiettata: nella folla, l’individuo è più debole, manipolabile, controllabile. L’individuo che partecipa alla folla condivide gli obiettivi della folla stessa, la quale ha un unico scopo: raggiungere il proprio fine nella maniera più veloce, nel minor tempo possibile, ponendo al margine la razionalità, adottando la brutalità nei casi più estremi. La volontà della massa è mutevole ed univoca, e per questo si presta bene alla presenza di un “pastore”: un soggetto capace di interpretare i desideri della folla e canalizzarli verso una direzione specifica che la massa da sola non sarebbe capace di trovare.
Nella modernità si aggiunge un nuovo elemento, che rafforza la massificazione ed elimina quelle porzioni di tempo che l’individuo poteva tenere per sé stesso e lo sviluppo di un proprio pensiero critico: la bolla online. La dimensione social ha permesso di costruire folle digitali che, aiutate dalla costruzione di algoritmi, chiude l’individuo in apposite echo chambers in cui le proprie convinzioni personali non possono che essere rafforzate, riducendo quasi a zero il rischio di dissonanza cognitiva.
Modernità liquida: Zygmunt Bauman
Bauman analizza la società moderna da una prospettiva temporale a noi più vicina. Descrive una società incredibilmente frammentata ed individualista, capace di guardare solo nel breve periodo e ad interessi particolarissimi. Seppur il pensiero di Bauman (qui ridotto all’osso) sembri in contraddizione a quello di Le Bon, in realtà è fortemente coincidente: ricordando quanto scritto da Constant e Nietzsche, l’individuo “atomizzato” cerca riparo nella folla, creando legami superficiali con altri individui, basati solo sulle convinzioni comuni. Nel caso specifico, queste convinzioni nascono da un sentimento di perdita di valori e punti di riferimento e dalla volontà di recuperare ciò che si percepisce come perduto.
L’attualità
Le frange trumpiane del GOP, ormai largamente maggioritarie, hanno adottato uno stile comunicativo che punta alla demonizzazione della politica. Il rifiuto del moderno e l’esaltazione di un passato spesso romanzato hanno portato ad una deriva sociale dal futuro incerto. All’orizzonte, però, si distinguono chiaramente delle figure spaventose: la privazione delle libertà civili in nome della sottomissione dell’individuo al “buon costume morale”, il richiamo a valori passati ed esaltati ad un ruolo costituente, la delegittimazione delle istituzioni a vantaggio di un non ben specificato popolo-salvatore. A ciò segue una non lineare ma altrettanto pericolosa polarizzazione sull’altro lato della bilancia, che, nonostante tutto, non viene cavalcata dalla élite democratiche. A ben vedere, questi processi sono ormai diffusi in tutte le società dell’Occidente, sintomo di una più generale crisi sociale dei Paesi occidentali. Prendere coscienza di queste quattro tendenze è utile non solo a dare una spiegazione teorica ai fenomeni descritti, ma anche a trovare le scappatoie utili a creare un percorso nuovo, capace di dare un nuovo scopo ed un nuovo orizzonte ad una collettività che, ormai da decenni, guarda spaesata il mondo che la circonda, senza riuscire a stare al passo coi tempi.
(A cura di Gabriele De Fazio)

