Rivoluzione AI: quale creazione dopo la distruzione? (II/II)

da | Ott 26, 2025 | Economia

Nella prima parte di questo articolo, ci siamo focalizzati sulla distruzione che l’AI sta portando. Occorre adesso guardare alla pars construens di questo fenomeno che, come anticipato, richiederà di agire radicalmente su tre ambiti: l’istruzione e la formazione, il welfare e la regolamentazione. Le approndiremo nella seconda parte.

Per quanto concerne l’istruzione, sebbene controintuitivo rispetto all’attuale enfasi posta sull’informatica, la matematica e la statistica, si dovrebbero probabilmente riscoprire le arti, le discipline umanistiche e le scienze sociali, perché sono queste le discipline accademiche che forniscono agli studenti quelle capacità creative, critiche e di risoluzione dei problemi che distinguono realmente un essere umano da qualsiasi tipo di algoritmo.

Per fare questo, occorrerà rivedere i corsi di laurea in modo che ci sia un bilanciamento tra componenti STEM e umanistiche: chi opta per una disciplina (major) STEM dovrà quindi seguire dei corsi complementari (minor) in ambito umanistico, e viceversa. In aggiunta, occorrerà dare massima dignità ai percorsi professionalizzanti, poiché sarà su questo ambito che molti giovani ripiegheranno una volta che i lavori amministrativi saranno scomparsi. Infine, i sistemi di istruzione dovranno includere almeno corsi di programmazione o codifica di base nel loro portafoglio di materie, per rendere gli individui capaci di “dialogare” con le macchine. Ci si può infatti aspettare che la programmazione diventerà una disciplina chiave dell’istruzione di base, al pari della matematica o delle scienze.

Nel mondo del lavoro competenze, riqualificazione e ulteriore riqualificazione saranno le parole chiave per stare al passo con l’innovazione. Gli attori pubblici e privati dovranno quindi cooperare per la formazione della forza lavoro e sviluppare una mentalità di “formazione permanente” tra i lavoratori. Da un lato, i governi dovranno garantire la qualità dei programmi di istruzione, stabilire standard e quadri di riferimento per il riconoscimento delle competenze; dall’altro potranno applicare una riduzione dell’imposta sul reddito alle aziende che sovvenzionano opportunità di formazione, nonché imposte speciali da pagare se le imprese non utilizzano un budget minimo per la formazione.

Durante questi anni di adattamento al nuovo modello economico post automazione occorrerà però definire reti di sicurezza sociale per gli studenti e gli adulti in fase di transizione lavorativa. Non si potranno dunque escludere soluzioni come un reddito universale di base perché, come sosteneva lo stesso Hayek: «La garanzia di un reddito minimo certo per tutti, o una sorta di soglia minima al di sotto della quale nessuno deve scendere anche quando non è in grado di provvedere a se stesso, sembra non solo una protezione del tutto legittima contro un rischio comune a tutti, ma anche una parte necessaria della Grande Società in cui l’individuo non ha più diritti specifici nei confronti dei membri del piccolo gruppo particolare in cui è nato.»

Il finanziamento di questo nuovo welfare potrà avvenire, tra i vori modi, ripensando la fiscalità generale. La tassazione individuale dovrà spostarsi dai redditi da lavoro, sempre più incerti e probabilmente discontinui, alle rendite. Allo stesso modo, a livello di impresa, anziché focalizzarsi sul lavoro (sempre meno, visto anche l’atteso aumento della produttività derivante dagli algoritmi), la tassazione dovrà concentrarsi sugli asset tangibili (per esempio i robot impiegati nelle catene di montaggio) e intangibili (per esempio i software ed i programmi vari).

Infine, in un’epoca in cui sempre più aspetti della nostra vita quotidiana saranno gestiti o addirittura controllati da algoritmi, il ruolo che le istituzioni pubbliche nazionali e internazionali dovranno svolgere sarà quello di affermare e preservare, dal punto di vista normativo, la supremazia dell’individuo sulla macchina. Da un lato, i robot dovranno svolgere la loro funzione di strumenti volti a migliorare la qualità della vita e del lavoro delle persone; dall’altro, gli individui dovranno essere dissuasi dall’essere completamente guidati dalle macchine. Questo sarà possibile, ad esempio, imponendo il disegno di algoritmi che garantiscano il controllo degli individui sulle decisioni delle macchine e, allo stesso tempo, riconoscendo comunque la responsabilità individuale anche quando le decisioni sbagliate sono state “suggerite” da una macchina. Allo stesso modo, la normativa che verrà dovrà tutelare le opere d’ingegno umane discriminando le produzioni artistiche algoritmiche, prevedendo, tra le altre cose, che esse abbiano elementi che le identifichino chiaramente (per esempio le “filigrane digitali”).

L’attuale rivoluzione industriale guidata dai robot e dall’AI sta dunque minacciando il futuro del lavoro per gli individui. Rispetto alle precedenti rivoluzioni industriali, questa non presenta il fenomeno della “distruzione creatrice” citato da Schumpeter (ovvero un processo ciclico in cui la tecnologia distrugge posti di lavoro ma allo stesso tempo ne crea di nuovi). Questa volta, il numero di posti di lavoro che vengono automatizzati è superiore a quelli attualmente creati. Le soluzioni presentate oggi, nella loro radicalità, sono semplici proposte (condivisibili o meno). Tuttavia, servono per dare un’idea di come dovrà essere ripensato il mondo di domani. Del resto, fu proprio a seguito delle rivoluzioni industriali passate che si introdussero sistemi come la tassazione sui redditi o i primi sistemi di welfare; si trattò di soluzioni dirompenti per l’epoca: occorrerà avere la stessa prospettiva.

(A cura di Marco Tuttolomondo)