L’Unione europea avanza sull’implementazione del Patto per la migrazione e l’asilo e sulle nuove regole per stringere le maglie dell’accoglienza e dei rimpatri di persone migranti. Il giorno 8 Dicembre 2025, i ministri degli Interni dei 27 hanno dato il via libera alla riforma del concetto di Paese terzo sicuro, alla prima lista UE di Paesi d’origine sicuri e alle nuove procedure di rimpatrio, inclusa la controversa possibilità di istituire centri di controllo al di fuori dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, hanno deciso le cifre della solidarietà con i Paesi di primo arrivo per il 2026: a Italia, Spagna, Grecia e Cipro dovranno essere garantiti 21 mila ricollocamenti o 420 milioni di euro di contributi finanziari.
Il regolamento che modifica il concetto di Paese terzo sicuro aumenterà le circostanze in cui i Paesi membri potranno respingere una domanda d’asilo in quanto irricevibile. In linea con la proposta della Commissione europea, la posizione dei ministri consentirà agli Stati membri di concludere accordi bilaterali con Paesi terzi considerati sicuri per svolgere le procedure d’asilo al di fuori dell’Europa. In sostanza, una conferma della validità del progetto originale del governo italiano in Albania. La nuova modifica al regolamento porterà conseguenze enormi: gli Stati membri potranno respingere domande d’asilo come inammissibili, cioè senza esaminarne il merito, se riterrà che i richiedenti asilo avrebbero potuto chiedere e ottenere protezione internazionale in un Paese al di fuori dell’UE considerato sicuro per loro.
La ridefinizione del sistema d’asilo attuale non finisce qui: il criterio del legame tra il richiedente asilo e il paese terzo non sarà più obbligatorio, aprendo dunque a trasferimenti di persone migranti in qualsiasi paese terzo – anche a migliaia di chilometri di distanza – con cui esistono accordi per garantire l’asilo. Inoltre, i richiedenti asilo che si opporranno a tali decisioni non avranno più il diritto automatico di rimanere nell’UE per la durata del ricorso. Il secondo tassello è l’elenco dei Paesi di origine sicuri, che snellirà i respingimenti delle procedure di asilo e i rimpatri. La lista, che resterà aperta a aggiunte o tagli, per ora include Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Gli Stati membri applicheranno una procedura accelerata per i richiedenti provenienti da tali Paesi, e potranno attuarla alla frontiera o nelle zone di transito. Anche i paesi candidati all’adesione all’UE saranno designati automaticamente come sicuri, a meno che non vi sia un conflitto o che siano state adottate misure restrittive che incidono su diritti e libertà fondamentali (come ad esempio l’Ucraina nel primo caso, la Georgia nel secondo). Gli Stati membri potranno disporre di propri elenchi nazionali, più folti di quelli UE seguendo il principio che se le richieste d’asilo di cittadini provenienti da un determinato Paese vengono accolte in meno del 20 per cento dei casi, allora le loro richieste potranno finire nel calderone delle procedure accelerate.
A chiusura del sistema, c’è la revisione delle norme dei rimpatri, che apriranno definitivamente ai centri di detenzione in Paesi terzi per migranti irregolari in attesa di essere effettivamente rimpatriati (come ad esempio i centri aperti in Albania dall’Italia). In realtà, il Consiglio insiste perché tali centri possano svolgere la funzione sia di centri di transito verso i Paesi di rimpatrio finale, sia di destinazione ultima. I confini restano volutamente fumosi, tutto è delegato agli accordi bilaterali con i Paesi che accetteranno di ospitare i centri di detenzione: le procedure per il rimpatrio, le condizioni di soggiorno delle persone migranti, le conseguenze in caso di mancato rispetto degli standard in materia di diritti umani obbligatori in tali accordi. Sul nodo del riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio, il compromesso raggiunto dei ministri è che, almeno in un primo tempo, non sia obbligatorio. Il timore dei Paesi interessati da movimenti secondari è che si traduca in un costoso autogoal, perché potrebbero dover effettuare rimpatri di cittadini lasciati fuggire dai Paesi di primo arrivo. La diffidenza tra i Paesi di frontiera e quelli dell’Europa continentale è risultata ancora più evidente nel negoziato sul meccanismo di solidarietà, punto centrale del Patto per la Migrazione e l’Asilo. Spetta a ciascuno Stato membro decidere quale tipo di misura di solidarietà promettere, compresa la possibilità di una combinazione di misure diverse. Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia e Polonia – indicati dalla Commissione come Paesi con una pressione migratoria significativa – hanno insistito per vedersi ridotti, in tutto o in parte, i loro contributi di solidarietà per il primo anno. I quattro di primo arrivo sono stati avvisati un po’ da tutti: non esiste solidarietà senza responsabilità. Questo significa che Italia, Spagna, Grecia e Cipro (paesi che avranno molti fondi per accoglienza e rimpatri) devono evitare che i migranti appena giunti lascino i territori di questi paesi. Se sul meccanismo di solidarietà è il Consiglio che, dopo l’accordo politico dell’otto dicembre, dovrà adottare formalmente la decisione di attuazione, sulle tre proposte su Paesi d’origine sicuri, paesi terzi sicuri e rimpatri bisogna aspettare ancora l’Eurocamera. Il via libera dal parlamento UE è arrivato, infine, nell’ultima seduta di dicembre grazie all’accordo tra i Popolari e i Gruppi della Destra Nazionalista e Conservatrice.
(A cura di Luca Di Bello)

