Disabilità, libertà e accessibilità per tutti

da | Gen 12, 2026 | Diritti Civili

Ci sono azioni che molti di noi danno per scontati: prendere i mezzi pubblici, andare a un concerto, entrare al cinema, visitare un museo o anche solo andarsi a mangiare una pizza con gli amici. Ma non per tutti è così. Provate infatti a mettervi per una volta nei panni di una persona con disabilità, a guardare il mondo dalla sua prospettiva, e a chiedervi se ciò che facciamo ogni giorno sia davvero accessibile a tutti.

Attenzione però, quando si parla di disabilità non si tratta solo di persone in sedia a rotelle (anche se spesso è la condizione più visibile) ma si fa riferimento a una pluralità di situazioni: persone non udenti, ipovedenti, con disabilità intellettive o cognitive, o con limitazioni meno riconoscibili ma altrettanto impattanti sulla vita quotidiana.

Un episodio recentemente salito alle cronache ha reso evidente come queste barriere siano ancora presenti. Durante un concerto al Forum di Assago, un giovane ragazzo in sedia a rotelle, pur avendo acquistato a caro prezzo un biglietto per l’area VIP, si è visto inizialmente negare l’accesso dal personale di sicurezza. Secondo gli addetti, avrebbe dovuto accomodarsi nella tribuna riservata alle persone con disabilità. Una soluzione ghettizzante per chi invece vorrebbe vivere l’esperienza di un evento esattamente come tutti gli altri. Solo grazie alla sua determinazione gli è stato alla fine consentito di accedere all’area per cui aveva pagato, insieme agli amici con cui voleva condividere quel momento. Si perché oltre al danno di non poter accedere al settore che aveva scelto, anche la beffa di doversi separare dai suoi amici.

Quanto tristemente accaduto al Forum, va detto, non è affatto un caso isolato. Situazioni simili si ripetono in tutta Italia ogni qual volta si parla di eventi dal vivo. Proprio per questo sono nate molte iniziative, a partire dal manifesto Live For All, che chiede di superare il modello degli spazi segregati e di garantire alle persone con disabilità la possibilità di godere dei concerti e degli spettacoli in condizioni il più possibile equivalenti a quelle del resto del pubblico.

Le difficoltà, però, non riguardano solo i grandi eventi. Quanto sono davvero accessibili cinema, teatri e sale da concerto? Quanti di questi dispongono di posti adeguati, sufficienti e ben collocati, anziché relegati in fondo alla sala? E in quanti troviamo sottotitoli o interpretariato LIS? Anche nei musei, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni, l’accessibilità resta spesso parziale. A confermarlo è un’indagine condotta da IQVIA, secondo la quale oltre la metà dei caregiver e degli operatori che assistono persone con disabilità evitano di andare a mostre o musei per la difficoltà organizzativa e la carenza di informazioni adatte a persone con disabilità.

Spostandosi dal mondo della cultura ai servizi essenziali, il quadro non migliora. Il trasporto pubblico locale rappresenta uno degli ostacoli più evidenti: mezzi inaccessibili, stazioni prive di ascensori o con impianti frequentemente guasti, fermate con banchine che costituiscono vere e proprie barriere architettoniche. Non va meglio sui treni, dove non sempre l’accesso autonomo è possibile, con pochissimi posti riservati alle persone con disabilità e molte stazioni prive di assistenza per la salita e la discesa dal convoglio. Anche i taxi (che ricordo essere un servizio pubblico) accessibili sono ancora troppo pochi per rispondere alle esigenze reali degli utenti. Tutto questo rende complesso, se non impossibile, muoversi in autonomia.

Per non parlare poi delle scuole. Faccio il caso della Lombardia, la mia regione, dove il 50% delle scuole risulta ancora non accessibile per le persone con disabilità. Una vergogna. E non va meglio quando parliamo di uffici postali, studi medici, uffici pubblici o stazioni di polizia. Spesso si dice che l’accessibilità oltre a essere un diritto umano è anche il prerequisito per poter usufruire di tutti gli altri e questi esempi mi pare che spieghino bene un concetto tanto importante quanto troppo spesso ancora ignorato.

Le barriere sono ancora più evidenti per le persone con disabilità sensoriali. Percorsi tattili, indicazioni in braille, servizi di interpretariato in Lingua dei Segni Italiana, restano spesso un’eccezione. Basti pensare banalmente a quante strutture prevedano come unica forma di contatto un numero di telefono: una soluzione del tutto inadeguata per una persona non udente.

Spesso, quando si parla di accessibilità, qualcuno liquida questi temi come marginali, non prioritari, quasi dettagli rispetto a problemi considerati “più grandi”. Ma è un errore di prospettiva. È proprio dalle cosiddette “piccole cose” che si misura la reale inclusione di una società. Perché senza la possibilità di muoversi, accedere ai servizi, partecipare alla vita culturale e sociale, anche i diritti più grandi restano sulla carta. Pochi giorni fa, il 3 dicembre per la precisione, è stata la Giornata internazionale delle persone con disabilità, una giornata in cui ogni anno si sprecano fiumi di parole e buone intenzioni. Poi però ci dimentichiamo delle difficoltà che milioni di nostri concittadini affrontano ogni giorno che non riguardano situazioni straordinarie, ma azioni semplici, per noi scontate. Forse, per provare a migliorare le cose, basterebbe provare a cambiare il nostro sguardo. Accorgerci che ciò che definiamo “scontato” spesso lo è solo per alcuni. E che costruire una società più accessibile significa permettere a tutte e tutti di partecipare pienamente alla vita del paese, senza distinzioni.

(A cura di Luca Bellinzona)