La narrazione dominante richiama spesso il sessismo verso le donne: un problema concreto e che sussiste drammaticamente. Tuttavia, passa spesso in sordina un problema speculare e comunque molto grave: quello di alcune discriminazioni giuridiche verso i cittadini di genere maschile.
Un caso emblematico è dato dai cosiddetti diritti riproduttivi. Mentre le donne hanno la possibilità di abortire o affidare il neonato all’ospedale, gli uomini non possono rinunciare alla paternità qualora la persona con cui hanno avuto rapporti decidesse di portare a termine la gravidanza. Ciò impone loro di versare mensilmente un mantenimento per la donna e il bambino. Inoltre, l’interruzione volontaria di gravidanza, se fatta contro la volontà del maschio, può arrecare anche depressione e traumi a quest’ultimo. Una recente sentenza della Corte costituzionale stabilisce che – anche in caso di fine relazione – se si era deciso di avere figli tramite fecondazione eterologa, il partner maschile deve adempiere agli obblighi di mantenimento dei figli.
Altre proposte che vanno nella direzione di una non pari distribuzione delle opportunità. Una di esse – già approvata in paesi con forte presenza di femminismo tossico quali la Svezia e l’Islanda – è il perseguimento legale e lo stigma sociale per i clienti delle sex worker. Attraverso questo provvedimento, la sinistra woke non punta a combattere l’odioso traffico di esseri umani. Bensì, mira a creare “l’uomo nuovo” woke, come in uno stato etico di hegeliana memoria.
Un’altra proposta intrisa di misandria è di rendere illegale universalmente la gestazione per altri, vietando così tanto alle coppie omosessuali maschili quanto alle coppie eterosessuali di avere figli biologici. Una curiosa coalizione di bigotti religiosi e di femministe che odiano gli uomini giustifica tale proposta come strumento per frenare lo sfruttamento del corpo delle donne. A parere di chi scrive, invece, vede nella gestazione per altri una scelta di libertà della donna. Inoltre, è da ricordare che non è per tutti adottare un bambino o una bambina con cui non si ha un legame biologico.
Procedendo oltre, un’altra disparità di trattamento a tutto sfavore degli uomini si ha nel sistema pensionistico: le donne vanno in pensione prima, malgrado di solito facciano lavori meno usuranti. I favorevoli a questa situazione affermano che le donne lavorano di più in casa. Ora, questo può anche essere vero. Tuttavia, nessuno obbliga queste donne a intraprendere questo percorso di vita ed è invece una loro libera scelta.
Inoltre, alcune voci hanno sempre avversato i patti prematrimoniali che permetterebbero agli uomini di non mantenere le donne dopo il matrimonio. Secondo chi scrive, non è corretto che dopo la fine di una relazione l’uomo debba versare centinaia di euro all’ex moglie, rischiando di finire in mezzo a una strada. Infatti, le donne vengono generalmente protette dal rischio di rimanere senza un’abitazione. Di contro, gli uomini separati o divorziati sono tra coloro che maggiormente ingrossano le fila dei clochard.
Un’altra spia è la mancanza di garantismo nei confronti di presunti molestatori e stupratori. Disgraziatamente, decenni fa c’era reticenza verso le donne che subivano violenza. Ora, invece, si è andati incontro all’eccesso opposto: se una donna grida alla violenza, ella viene subito creduta e l’uomo messo alla gogna. Un caso recente è quello di Kevin Spacey: l’assoluzione dell’attore hollywoodiano dalle accuse di violenza sessuale non ha fatto notizia sui media, i quali invece urlarono allo scandalo quando alcune donne, verosimilmente in cerca di notorietà, lo denunciarono.
Un’altra norma liberticida è il congedo parentale obbligatorio per i padri. Dovrebbe essere la coppia a decidere quale dei coniugi debba seguire i figli, senza che lo stato si metta di mezzo: come insegna don Sturzo, corpi intermedi come la famiglia costituiscono una forma di resistenza contro il potere dello Stato.
Per chiudere questa carrellata di iniquità a sfavore dei cittadini maschi, non può non essere evocato il tema della violenza sugli uomini. Tanto la criminologa Glenda Mancini nel libro Uomini vittime di violenza quanto la trasmissione televisiva di Rai1 Nemo hanno illustrato che ci sono cinque milioni di uomini vittime di reato da parte delle donne. Tra questi reati troviamo anche stupro, violenza fisica e violenza psicologica. La violenza sugli uomini è un fenomeno sul quale la stampa e le istituzioni tacciono in modo complice. Compito dei liberali è difendere chi subisce violenza, ma senza creare nessuna norma per cambiare la mentalità o, peggio, uccidere la libertà: questo genere di approccio può appartenere solo ai regimi totalitari.
(A cura di Federico Mancuso)

