La scomparsa di Enrico Morbelli, così improvvisa e inaspettata nella sua crudeltà, scuote nel profondo la comunità liberale. Nel profondo del tempo (da quando tutti noi ci conosciamo? Anni 60? Via Frattina 89, casa comune), e dello spazio (dove trovare un luogo importante della nostra memoria politica in cui lui fosse assente? Congressi, Consigli nazionali, giornali, riviste: da qualunque parte la sua presenza non mancava, affabile e sollecito). Parteggiava per un liberalismo classico, quello dei gentiluomini piemontesi che, lui romanaccio, ammirava senza limiti, rivendicando con orgoglio le origini familiari piemontesi e fregiandosi infine della carica di presidente della Famija piemonteisa, la sua creatura più cara, seconda negli affetti solo alla Scuola di Liberalismo, che aveva costruito giorno per giorno per decine di relatori e centinaia di frequentatori, molti dei quali diventati illustri, alla luce di scelte diverse (uno per tutti: Giovanni Floris), ma che secondo Enrico avrebbero per sempre portato con sé almeno il segno di quelle lezioni di cultura liberale, prima incerta e isolata, poi osannata strumentalmente, poi di nuovo oscurata dalla (temporanea, sicuramente) insorgenza del populismo, il vero grande nemico del liberalismo. La Scuola, nata all’ombra della gloriosa Fondazione Einaudi di Malagodi, Badini Confalonieri e Zanone, era la sua grande passione, giunta nel 2025 alla sua 121esima edizione, sommando tutte le Scuole disseminate prima sul territorio e poi, dopo il Covid, centralizzate in modalità on line, con il difetto quindi della mancanza di contatto diretto, ma col vantaggio di consentire a “studenti” lontani dai grandi centri di partecipare. Non a caso l’ultima premiazione, svoltasi a giugno a Torino nell’ambito della Biennale della Democrazia, alla presenza di due Ministri, aveva segnalato vincitori e partecipanti delle Isole Eolie o altre località fuori mano. Per organizzare artigianalmente la Scuola, ogni volta occorreva lavorare per mesi, con i pochi amici che davano una mano (Mario Lupo, Saro Freni, Franco Chiarenza, Elvira Cerritelli, Pietro Paganini, Alida Tua), e solo con il conforto di abbondanti pranzi di lavoro fraterni nella trattoria vicino casa, per mettere nero su bianco il programma, trovare i relatori, varare il programma, trovare i finanziamenti per le borse di studio, usando contatti personali, telefonando e minacciando bonariamente i ritardatari. Un’attività degna del liberalismo a cui si ispirava, con una cura maniacale di una missione fondamentale per la fiammella da non spegnere. Sempre Morbelli ha fortemente voluto e organizzato – con il contributo di Giovanni Orsina – il Convegno di Bologna del 2022, per ricordare il centenario della fondazione del PLI, con atti pubblicati dal Centro Einaudi di Torino nel 2024. E poi, ogni anno a marzo, il compleanno di Einaudi, che Enrico si permetteva di chiamare Gigi, con il contributo di relatori espressione di tutte le culture degne di questo nome. L’ultima grande operazione di Enrico Morbelli è stata il 150esimo anniversario della nascita del grande Presidente della Repubblica liberale, che ha coperto con quasi un centinaio di eventi – sotto la presidenza di Giuseppe Vegas – non solo i 12 mesi da marzo 2024 a marzo 2025, ma continuava nel tempo, forte della prestigiosa sponsorizzazione della Presidenza della Repubblica, con la presenza personale di Sergio Mattarella a due manifestazioni e la presidenza onoraria di Roberto Einaudi, in rappresentanza della famiglia dello statista. Nell’ultima telefonata con chi scrive, l’insistenza per essere presenti, l’11 ottobre prossimo, ad un Convegno su Einaudi in quelle Langhe che Enrico tanto amava. Il curriculum liberale di Morbelli sarebbe davvero lungo, ma va segnalato che la sua militanza politica, ovviamente nel PLI e mai da nessun’altra parte, è stata sempre discreta e rispettosa. Aveva le sue idee, che abbiamo definito classiche, e le sue simpatie, ma aveva soprattutto e semplicemente attenzione alle ragioni altrui. Gli bastava applicare un criterio di cultura e di contenuto per riconoscere un liberale vero e questo gli bastava per essere amico di tanti, chiedendo al massimo moderazione nel non essere “troppo” di destra o di sinistra. Significativo che fosse presente a Matera, nel 2022, all’iniziativa del Forum di Pietro Ruggi, perché aveva capito che dopo tante traversie, quella era davvero una reunion di liberali del PLI desiderosi di superare le divisioni, pur mantenendo lo spirito individualistico insopprimibile di ogni autentico liberale. E poi c’erano le doti umane, quelle di una personalità empatica, dinamica, generosa e vitale, fin proprio all’ultimo giorno. L’umorismo ereditato da un grande padre, la curiosità giornalistica del suo mestiere, l’inconfondibile voce ben impostata di chi aveva usato il microfono RAI per tanti anni. Quando ti chiamava al telefono diceva “Morbelli” con tono assertivo, dimenticando che i moderni cellulari, che amava poco, ti informano preventivamente di chi chiama. Sensazioni vive, incancellabili, che contrastano dolorosamente con la realtà di una scomparsa a cui è difficile rassegnarsi e che consentono solo di stringersi alla moglie e ai figli in un momento così triste. Dovremo ricordarlo con qualcosa di significativo e coerente con la sua bella vita di liberale vero. E con infinita nostalgia.
(A cura dell’on. Beppe Facchetti)

