Definiti il cosa ed il come, non resta che da chiedersi: chi? Chi può pensare di addossarsi una riforma così strutturale non solo per l’Europa, ma per l’intero sistema internazionale? Gli unici che perderebbero peso e credibilità all’interno di un mondo multipolare e che, ormai da decenni, si trovano in una crisi identitaria catastrofica: i liberali.
L’ordine liberale coincide con quello occidentale, per cui l’adozione dei valori liberali e democratici è il presupposto fondamentale per essere considerati parte dell’Occidente collettivo. Tuttavia, con la vittoria nella Guerra Fredda, lo stesso liberalismo è entrato in crisi: non avendo più un nemico ideologico esterno ed interno, la definizione di cosa sia liberale è andata scemando, essendo un tipo di pensiero che per la maggior parte della sua storia è andato costruendosi in antitesi ad altri sistemi di idee (assolutismo, totalitarismo, socialismo). L’assenza di un “opposto” ha creato i presupposti per l’indebolimento del pensiero liberale, che è andato via via decostruendosi e lasciando strada ad altri sistemi di pensiero che hanno finito col minare le strutture e le istituzioni liberaldemocratiche: si pensi a tutti i partiti e movimenti populisti e sovranisti che sono emersi negli ultimi 15 anni, che hanno fatto del rifiuto dei principi liberali e democratici la propria bandiera.
La presenza di queste frange politiche si è ridotta nel tempo, anche se hanno dimostrato di sapersi evolvere ed adattare alle più disparate difficoltà emerse negli ultimi anni (dal COVID, alle guerre, alle crisi interne), diminuendo nei numeri ma sviluppando tecniche demagogiche sempre più sottili. Ma non tutto è da gettare: la loro presenza può essere funzionale ad una ridefinizione del ruolo e della cultura liberale e democratica, che può partire da una rivalutazione, sul piano interno, di quelle che devono essere le battaglie da portare avanti e le nuove sfide da affrontare, con quale approccio, con quale metodo e in che modo ripresentarsi davanti all’opinione pubblica con una nuova dignità politica.
Tralasciando la crisi valoriale interna (tema importante, ma non il cuore di questo articolo), la costruzione di una nuova e forte identità liberale e democratica non può che passare anche da un piano esterno, che vada ad inserirsi nell’attuale crisi dell’Occidente e dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico: la futura identità dell’area dovrà necessariamente essere liberale, democratica ed europea. Questo non deve avvenire solo in Italia (dove insistono problematiche ancora più grandi per i liberali), ma in tutta Europa.
La componente europea deve divenire parte essenziale nella definizione liberale e democratica, poiché permette la costruzione di un impianto culturale e politico non solo in senso oppositivo, ma anche in senso costruttivo, propositivo ed identitario, differente da quel liberalismo di stampo americano che ingabbia il pensiero e lo forza ad accostarsi ai mutamenti della postura degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Europea. L’identità europea deve fare da ponte e da tramite tra tutti i liberali europei, creando una rete di scala continentale capace di coordinarsi ed elaborare risposte in maniera unitaria, costruendo insieme un’alternativa all’euroscetticismo (spesso accompagnato da toni illiberali e non democratici).
La sfida maggiore deve essere quella di adottare una posizione nuova, separata dall’americanismo ossequioso ed improntata alla creazione di una nuova cultura, cucita su misura per la nostra posizione geografica e storica. Ciò implica uscire dalla nicchia confortevole dei “moderati anti-populisti”, ed assumere un atteggiamento molto più propositivo, coraggioso, aperto al dialogo e a proposte alternative ed innovative. Diventa così fondamentale creare una rete quanto più estesa possibile, che metta in comunicazione associazioni, think-tank, partiti e individui, una rete capace di produrre leader riconoscibili e rispettabili, a capo di organizzazioni salde e laboriose, aventi la capacità di proporre e produrre idee con le potenzialità di spezzare le logiche polarizzanti e disorientanti che devastano la scena politica di oggi. Una classe liberale, democratica ed europea non può che rendere l’Europa più forte nel lungo periodo, adottando posizioni capaci di traghettare l’Unione Europea verso qualcosa di nuovo e diverso. A ben vedere, un’Europa unita e rinata nella sua componente liberaldemocratica, non può far altro che rafforzare l’Occidente: un’autonomia strategica per l’Europa si traduce in una maggiore capacità di protezione dei propri interessi, in una minore dipendenza da aiuti esterni ed una migliore capacità di collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico. Per difendere l’ordine liberaldemocratico, serve una nuova cultura politica europea; occorre iniziare a lavorarci oggi, per permettere alle prossime generazioni di raccoglierne i frutti.
(A cura di Gabriele De Fazio)

