Lunedì 16 dicembre il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha perso il voto di fiducia al Bundestag (parlamento tedesco). Purtroppo, questo esito negativo non era inaspettato: tutto era iniziato quando Scholz aveva cacciato il ministro delle finanze Lindner dei liberali del Freie Demokratische Partei (FDP). Il governo Scholz resterà in carica per affari di ordinaria amministrazione fino alle prossime elezioni. Queste dovrebbero tenersi il 23 febbraio 2025.
Il cancelliere Scholz si recherà a Palazzo Bellevue a Berlino per chiedere al capo di stato Steinmeier lo scioglimento del parlamento e facilitare la strada verso nuove elezioni. In realtà, la campagna elettorale era già iniziata prima che si arrivasse alla sfiducia in parlamento del governo Scholz. Il favorito alla successione alla carica di cancelliere dovrebbe essere il banchiere democristiano Friedrich Merz. Tuttavia, rimane un forte punto di domanda riguardo le possibili alleanze di governo.
Gli ultimi sviluppi della politica tedesca hanno visto l’ascesa del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AFD) e del nuovo partito di sinistra radicale BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht). Quest’ultimo partito è una riproposizione sotto (non troppo) mentite spoglie di quel Sozialistische Einheitspartei Deutschlands che guidò il regime comunista della Repubblica Democratica Tedesca per oltre quattro decenni. A causa di questa situazione, le coalizioni tripartitiche (come quella dell’ultimo governo formata da socialdemocratici, verdi e liberali) potrebbero diventare la nuova normalità nel panorama politico tedesco. Secondo gli ultimi sondaggi il risultato più probabile dovrebbe essere una coalizione guidata dalla CDU (Unione Cristiano-Democratica) e dal SPD (Social-Democratici) con un eventuale appoggio dei Verdi o dei Liberali.
In questo periodo la Germania sta affrontando una crisi non solo politica, ma anche di tipo economico. Per molto tempo la Germania è stata la “locomotiva” dell’economia europea. Eppure, la concorrenza cinese, il calo delle esportazioni, la fine dell’approvvigionamento energetico a basso costo dalla Russia a causa dell’invasione russa dell’Ucraina del febbraio del 2022, ha condotto la nazione verso una significativa stagnazione economica.
Molte imprese tedesche stanno lavorando a ritmo ridotto: altre hanno annunciato licenziamenti per il primo trimestre del 2025. Oltre alla casa automobilistica Volkswagen – colpita dalla crisi del settore dell’auto che sta colpendo tutta l’Europa – anche altri colossi – come Deutsche Banh, Continental, Bosch e Deutsche Bank – hanno annunciato forti tagli al personale. Intanto l’Europa si sta preparando all’arrivo il prossimo 20 Gennaio del nuovo presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca e all’introduzione dei tanto da lui minacciati dazi sulle merci provenienti dal vecchio continente. Ciò rischierebbe di scatenare una guerra commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, con danni enormi per il PIL della Germania.
Un altro tema molto importante in questa tornata elettorale tedesca è la guerra in Ucraina. Nelle ultime settimane sia il cancelliere Scholz che il probabile successore Merz si sono recati a Kiev per ribadire il loro sostegno all’Ucraina nel conflitto. Ciononostante, Merz si è mostrato più deciso nel promettere – in caso in cui dovesse diventare cancelliere – maggior supporto militare rispetto a Scholz. Infatti, quest’ultimo ha sempre avuto un atteggiamento estremamente cauto nei rapporti con il presidente ucraino Zelensky. Dal conto loro, gli estremisti di AFD e BSW stanno tentando di sfruttare il malcontento popolare verso il protrarsi della guerra per aumentare i loro consensi, proponendosi come i cosiddetti “partiti della pace”.
Un altro tema molto scottante di questa campagna elettorale in Germania è l’immigrazione. Il cancelliere Scholz in autunno ha rafforzato i controlli alle frontiere del paese per tentare di limitare gli ingressi irregolari. Questi controlli si sono intensificati soprattutto dopo l’attentato a Monaco di Baviera lo scorso mese di settembre nei pressi del consolato israeliano e del centro di documentazione nazista. Il probabile successore Merz ha escluso un’eventuale alleanza con il partito di estrema destra AFD, ma ha annunciato una forte stretta riguardo l’accoglienza di immigrati. Secondo Merz quest’ultimi dovrebbero “conformarsi alla cultura tedesca”. Sono toni molto inusuali e sostanzialmente nuovi da parte di un centrista cristiano tedesco. Al netto della cronaca, si staglia chiaro e indiscutibile un fatto: appare lontano il periodo in cui, sotto il cancellierato della cristiano-democratica Angela Merkel, molti siriani in fuga dalla guerra civile trovarono un sicuro rifugio nella Germania.
(A cura di Luca Di Bello)

